screening mammografico

2016

  • Trial tomosintesi (pdf 171 kb): razionale di due studi randomizzati, partiti tra il 2014 e il 2015, per verificare l’efficacia dell’uso della tomosintesi nello screening mammografico nel ridurre la mortalità o almeno, come outcome surrogato, nel ridurre l’incidenza di tumori in stadio avanzato dopo uno screening con tomosintesi, confrontato a uno screening con mammografia 2D.

2015

2014

  • I numeri del cancro in Italia 2014 (pdf 1,7 Mb). Il documento, aggiorna i dati sulla patologia oncologica nel nostro Paese. Le evidenze mostrano una riduzione della mortalità e un forte aumento delle diagnosi di tumore al polmone tra le donne (in quasi vent'anni si è registrato un aumento del 61%). 

2013

2012

  • I numeri del cancro in Italia 2012. In Italia, tra le persone colpite da tumore, la sopravvivenza a 5 anni è dell’87% per la neoplasia al seno, del 58% per il tumore colorettale (negli uomini, mentre nelle donne è il 57%), dell'88% per la prostata e per il polmone del 12% tra gli uomini e del 16% tra le donne. Sono alcuni dei dati presenti nel rapporto “I numeri del cancro in Italia 2012” redatto da Aiom e Airtum in collaborazione con il Ccm del ministero della Salute. 
  • Rassegna delle migliori linee guida sugli screening oncologici. Il lavoro, realizzato nell’ambito del Piano nazionale screening, rappresenta uno strumento aggiornato e metodologicamente affidabile attraverso cui orientare il personale impiegato nell’organizzazione dei programmi di screening. Tra gli obiettivi di questo progetto: la ricerca sistematica delle migliori linee guida pubblicate, l’analisi della loro qualità e la presentazione dei risultati della valutazione comparata.
  • Rapporto Passi: Screening mammografico. Nel periodo 2008-2011, il sistema di sorveglianza Passi segnala che mediamente 7 donne su 10, di età compresa fra 50 e 69 anni, si sottopongono a mammografia preventiva nei tempi raccomandati. I programmi organizzati di screening mammografico favoriscono una maggior adesione della popolazione target: 5 donne su 10 aderiscono ai programmi organizzati mentre 2 fanno prevenzione su iniziativa personale.
  • Screening mammografico: confermata l'efficacia. Disponibile on line un approfondimento sulla revisione della letteratura disponibile sui programmi europei di screening organizzati della mammella in termini di rapporto rischi-benefici pubblicato dal Journal of Medical Screening (J Med Screen. 2012; 19(Suppl 1): 5-13). Mettiamo a disposizione degli utenti anche la traduzione del summary dell’articolo “Summary of the of the evidence of breast cancer service screening outcomes in Europe and first estimate of the benefit and harm balance sheet” e del focus “Screening balance sheet – a narrative of benefit and farm related to screening”. Per maggiori informazioni consulta anche il sito Medscape in cui, previa registrazione gratuita, è possibile leggere alcuni articoli e leggi il comunicato stampa della Regione Toscana
  • Overdiagnosis of invasive breast cancer due to mammography screening: results from the Norwegian screening program, Kalager M, Adami HO, Bretthauer M, Tamimi RM. Ann Intern Med. 2012 Apr 3;156(7):491-9. Gli autori del presente studio confrontando l’incidenza di tumore della mammella nelle varie contee norvegesi, dove lo screening mammografico è stato implementato in periodi diversi dal 1996 al 2005, e stimano la sovradiagnosi attribuibile al programma di screening. La stima della sovradiagnosi è una questione metodologicamente complessa poiché si deve tener contemporaneamente conto di due diversi bias: da un lato è necessario individuare un valido gruppo di confronto (cioè un gruppo di donne con lo stesso rischio di base di tumore mammario) e dall’altro tener conto dell’effetto del lead time (cioè dell’effetto dell’anticipazione diagnostica sull’incidenza). Gli autori di questo studio utilizzano vari approcci per tenere conto di questi due bias e concludono che la stima di sovradiagnosi, espressa come percentuale di tumori mammari che non sarebbero emersi clinicamente nella vita di una donna in assenza di screening, varia tra il 15% ed il 25%. Come loro stessi rilevano in discussione, queste stime sono sensibilmente più basse delle stime precedentemente pubblicate per la Norvegia, dove la sovradiagnosi per tumore mammario era stata stimata uguale al 37% nel 2009 (Jorgensen e Gotzsche) e al 54% nel 2004 (Zahl et al). L’ampio range di stime riportato fino ad ora, sia internamente ad uno stesso studio (15%-25%) che in differenti pubblicazioni relative allo stesso Paese (15%-54%), dimostra come la stima di sovradiagnosi sia fortemente dipendente dalla metodologia utilizzata per controllare i potenziali bias.

     

  • Metodi per aumentare la partecipazione ai programmi di screening oncologici, a cura di Paolo Giorgi Rossi, Laura Camilloni, Carla Cogo, Antonio Federici, Eliana Ferroni, Giacomo Furnari, Livia Giordano, Grazia Grazzini, Anna Iossa, Beatriz Jimenez, Mauro Palazzi, Fabio Palazzo, Teresa Spadea, Carlo Senore, Piero Borgia, Gabriella Guasticchi. Epidemiol Prev 2012; 36 (1) genn-febb: uno dei fattori che maggiormente influenza l’efficacia dei programmi di screening oncologici nel ridurre la mortalità e/o la morbosità per tumore è la partecipazione della popolazione. Infatti è necessario raggiungere alti tassi di partecipazione per ottenere un significativo impatto sulla salute della popolazione coinvolta. Questo obiettivo deve essere raggiunto favorendo una partecipazione informata dell’individuo che, prima di aderire, deve essere messo a conoscenza dei benefici, dei limiti e degli svantaggi del programma di screening. Questa revisione sistematica ha sintetizzato le evidenze scientifiche sui metodi per aumentare la partecipazione agli screening per il cancro di cervice uterina, mammella e colon retto. Il lavoro ha individuato diversi interventi che si sono dimostrati efficaci in tutti i contesti, alcuni dei quali con minimo impatto economico e organizzativo.

2011

  • I costi dello screening (pdf 2,1 Mb). Libro a cura di Paola Mantellini e Giuseppe Lippi. Lo screening organizzato per la prevenzione del tumore della mammella dimostra di essere competitivo nei costi. Questa osservazione emerge da un’indagine effettuata negli anni 2009-2011 in sei Aziende sanitarie italiane nell’ambito di un progetto finanziato con fondi del ministero relativi al Piano nazionale screening 2007-2009 confermando, a prescindere dalle singole modalità organizzative, una concordanza di risultato da Nord a Sud Italia. In sostanza, anche se si registrano differenze tra i centri, l’adozione di un percorso standardizzato, regolato secondo criteri precisi, è sempre più conveniente, dal punto di vista economico, di un accesso libero dove il servizio offre la disponibilità di molteplici e contemporanee prestazioni diagnostiche senza alcuna azione di filtro rispetto alla presenza o meno di sintomi. Oltre a questi risultati che possono essere punti di riferimento per le Direzioni aziendali ai fini dell’implementazione di nuovi programmi di prevenzione oncologica per il tumore della mammella, la metodologia utilizzata ha permesso di misurare una serie di indicatori di performance proponendosi quindi all’attenzione degli operatori dei programmi di screening come utile supporto per la valutazione e il miglioramento dei livelli di efficienza organizzativa. In ultimo, il progetto pone all’attenzione del mondo dello screening, e in senso lato anche a quello degli amministratori, una serie di standard pratici di attività, di processo e di percorso con i relativi costi cercando di dare un contributo per un corretto health technology assessment e una oculata gestione del consumo di risorse. 
  • Scopo del lavoro, presentato alla XII Conferenza nazionale di sanità pubblica nell’ottobre 2011, è confrontare le stime di copertura degli esami di screening raccomandati (mammella, cervice e colon) ottenute dalla survey Ons con quelle che derivano dal sistema di sorveglianza Passi. Leggi anche il rapporto nazionale Passi 2010, dove sono disponibili i capitoli dedicati agli screening cervicale, mammografico e colorettale. La pubblicazione fornisce un quadro sull’utilizzo dei test preventivi sia nel contesto che al di fuori dei programmi di screening. 
  • Rapporto nazionale Passi 2010: a cura del Sistema di sorveglianza Passi. Il sistema Passi rileva, richiedendolo direttamente alle donne tra 50 e 69 anni, se e quando è stata effettuata la mammografia e se è stata eseguita all’interno del programma di screening organizzato dalla Asl oppure su iniziativa personale.
  • Come cambia l’epidemiologia del tumore della mammella in Italia. I risultati del progetto Impatto dei programmi di screening mammografico (pdf 2,5 Mb): monografia realizzata da Ons e Ccm. Il testo si compone di due ampi capitoli: il primo, più descrittivo, esamina la situazione del tumore della mammella in una visione generale, evidenziando i trend temporali in termine di incidenza, mortalità, sopravvivenza e le differenze geografiche esistenti. Il secondo, più analitico, cerca di analizzare cosa sia cambiato in seguito all’attivazione dei programmi di screening in Italia, sia in termini di effetti positivi (riduzione degli stadi avanzati, riduzione degli interventi di mastectomia radicale, riduzione della mortalità causa specifica), sia negli effetti negativi (over diagnosi).

2009

  • Europe needs to intensify and double cancer screening, concludes Commission report: comunicato con cui la Commissione europea sottolinea la necessità di intensificare e raddoppiare i programmi di screening oncologici. Attraverso una descrizione della situazione e delle carenze constatate, la relazione contribuisce a rinnovare l'impegno di fare dello screening del cancro al seno, del cancro del collo dell'utero e del cancro colorettale una misura fondamentale e un investimento ai fini di ridurre l'influenza del cancro nell'Unione europea. Leggi la traduzione in italiano sul sito della Commissione europea.

2008

2007

2006

2003

2000